Blockchain: cos’è, caratteristiche e applicazioni pratiche

Tutto ciò che hai sempre voluto sapere sul sistema Blockchain e come può trovare applicazione all’interno delle aziende.

La blockchain è probabilmente l’innovazione disruptive più rivoluzionaria degli ultimi 10 anni, ma che per il suo aspetto molto tecnico è spesso difficilmente comprensibile. Non solo: spesso il termine viene spiegato in maniera errata e approssimativa, quindi cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, descrivendola in maniera semplice!

 

Blockchain: che cos’è esattamente e come funziona?

 

Partiamo da un assunto: quando parliamo di Blockchain non parliamo di Bitcoin (criptovaluta).

Parliamo invece di Data Storage, Data Protection e Data Sharing, ovvero archiviazione, protezione e condivisione dei dati. Oltrechè validazione degli stessi.

 

La blockchain è una rete condivisa pubblica, inviolabile, una tecnologia rivoluzionaria che abilita la libera circolazione del valore attraverso Internet.

 

Per semplificare, non è altro che una specie di registro pubblico, decentralizzato e distribuito su degli archivi condivisi (dei blocchi), criptati con una chiave di accesso (chiave crittografica).

Immaginiamocela proprio come una rete di blocchi chiusi da lucchetti, uniti fra di loro, marchiati con una marcatura temporale. La chiave di un blocco è inserita nel blocco successivo, e così via per tutti gli altri (tecnologicamente, una rete blockchain, lavora sul Peer-to-Peer).

In questi blocchi vengono immagazzinate delle informazioni e ognuno può accedere alle stesse, tramite internet, senza intermediari. Ovviamente se si conosce la chiave di accesso.

blockchain

La blockchain nasce con lo scopo di creare un modello di Database non modificabile – neppure dal proprietario del blocco –  e quindi più sicuro.

Facciamo un esempio pratico: tutti i dati sensibili del proprio conto online sono gestiti dalla propria banca e salvati su un server di cui la banca è proprietaria (o gestore). Se un hacker dovesse irrompere in quel server, potrebbe modificare tutti quei dati, creando un bel parapiglia.

Un sistema blockchain, invece, non permette la modifica dei dati immessi. I dati immessi sono distribuiti equamente su talmente tanti storage protetti (ovvero sui pc di tutti coloro che fanno parte di quella rete), che è fisicamente impossibile apportare delle modifiche (almeno, per ora).

 

🔵 Quali sono le caratteristiche di una rete Blockchain?

 

La Blockchain è pubblica: i suoi dati sono accessibili a chiunque in quanto non è un sistema centralizzato (ad esempio, su www.blockchain.com si vedono transazioni di bitcoin con tecnologia Blockchain).

La Blockchain è anonima: nel sistema non ci sono infatti i nominativi, bensì codici alfanumerici. Seppure la rete sia pubblica, non vengono resi pubblici i nomi dei partecipanti, così da rendere il tutto ancora più sicuro.

La Blockchain non è modificabile: le informazioni immesse non possono essere modificate in nessun modo. Quindi se il proprietario di un blocco vuole cambiare delle informazioni relative al suo blocco, dovrà crearne uno nuovo, che verrà condiviso su tutta la rete e, in caso di approvazione da parte delle rete stessa, diventerà parte integrante di essa.

La Blockchain è inviolabile: le informazioni non possono essere contraffatte o riprodotte, in quanto crittografate. Le chiavi di accesso sono condivise fra tutti gli storage della rete, quindi se si vuole irrompere in un blocco, bisognerà prima impossessarsi delle chiavi di tutti i blocchi (impensabile).

 

 

Come nasce la blockchain? Il misunderstanding dei bitcoin

 

Abbiamo detto inizialmente che blockchain non è sinonimo di bitcoin. Eppure online c’è molta confusione a riguardo.
Come mai?

Questa grande confusione è da ricondurre alla storia della blockchain, che nasce proprio con la nascita dei bitcoin.

A questo punto risulta legittimo chiedersi: che cos’è un bitcoin? Il bitcoin è una moneta elettronica decentralizzata (ovvero che non viene emessa né gestita da una sola figura, come per esempio la Banca Centrale Europea), gestita da un protocollo informatico. Le regole del protocollo sono state scritte dal suo fondatore, Satoshi Nakamoto.

Satoshi Nakamoto, nel suo white paper del 2008, spiegò la propria idea di moneta virtuale peer-to-peer: questa consisteva in un sistema di validazione a blocchi.

Così fu proprio Nakamoto nel 2009 a creare il primo sistema di criptovaluta, basato su una rete criptata Peer-to-Peer, pubblica, condivisa e non modificabile. Questa rete vi ricorda qualcosa?

Per questo possiamo dire che con il Bitcoin c’è stata la prima implementazione della tecnologia Blockchain, ma che la Blockchain non è il Bitcoin. Insomma, è come dire che la torta di mele è fatta con le mele, ma che inversamente le mele non sono una torta di mele…

A proposito di origini, vuoi sapere una curiosità?

Si ritiene che la prima transazione di bitcoin sia stata eseguita da un programmatore di nome Laszlo Hanyecz, il quale nel 2010 spese 10.000 bitcoin su due pizze di Papa John’s, una catena statunitense.

Blockchain: utilizzi

 

6 Esempi di Blockchain

 

Che ci crediate o meno, sono veramente tante le aziende nel mondo che utilizzano (o stanno implementando in esse) la tecnologia Blockchain. Vediamone alcune:

 

Porsche
La casa automobilistica Porsche è stata il primo produttore automobilistico a implementare e testare con successo la Blockchain all’interno di un’auto, collaborando con la start-up XAIN di Berlino.

Questa la dichiarazione di Oliver Döring, Financial Strategist della casa automobilistica:”Possiamo usare la blockchain per trasferire i dati in modo più rapido e sicuro, dando nel futuro più tranquillità ai nostri clienti, sia che si tratti di addebiti, parcheggi o di necessità di fornire a terzi, come un parcheggiatore, un accesso temporaneo al veicolo. Traduciamo la tecnologia innovativa in benefici diretti per il cliente.”

Secondo Porsche, le funzionalità del sistema Blockchain potrebbero aiutare sia a migliorare la velocità e la sicurezza delle funzionalità automobilistiche, sia a rendere più sicuri i dati evitando le frodi. Con la Blockchain è possibile per esempio ridurre i costi di molti processi, come il passaggio di proprietà fra due persone.

Bosch
Grazie all’Intelligenza Artificiale, il cloud e la Blockchain, l’azienda tedesca – mentre si concentra nella creazione di automobili autonome – cerca di mettere fine alle frodi sui contachilometri delle auto usate. In particolare grazie alla Blockchain, i consumatori potranno condividere in modo sicuro i dati online, senza necessità di coinvolgere una terza parte.

Spotify
Il colosso della musica online vede nella tecnologia Blockchain la risoluzione a diversi problemi: rappresenta la possibilità di gestire meglio il diritto d’autore e le royalty, connettersi più velocemente gli artisti, gli accordi di licenza e le tracce sulla piattaforma. Ovviamente su un database decentralizzato e condiviso.

FoodChain
Questa startup italiana traccia tutta la filiera dei prodotti del settore agroalimentare, e garantisce trasparenza e sicurezza al consumatore finale, utilizzando codici QR.

IBM
Anche IBM investe in Blockchain e la integra nella catena di produzione e di distribuzione per conoscere lo stato e le condizioni dei processi, in tempo reale.

BitGive
Anche nel mondo Charity può essere usata questa tecnologia, per donare Bitcoin a chi ne ha bisogno: così BitGive offre a chi dona la massima trasparenza sui progetti sostenuti e sull’utilizzo dei fondi ricevuti.

Come si può utilizzare concretamente la Blockchain?

 

Sono molti gli ambiti in cui si può adottare questa tecnologia. Alcuni li abbiamo già visti con le aziende appena elencate, ma sono molte altre le applicazioni di questa tecnologia.

Ricordiamo sicuramente che la Blockchain può essere utilizzata per concludere accordi e contratti online; ma anche per effettuare in modo sicuro pagamenti e transazioni; per programmi di carta-fedeltà, ma anche nella sanità, per condividere le cartelle cliniche dei pazienti.

E ancora, per tenere traccia delle linee di produzione di un’azienda, di un prodotto, di un investimento pubblico o di una transazione.
Ma anche più banalmente nei device che abbiamo a casa, includendo tutto l’IoT.

Potremmo andare avanti per ore. La domanda da farsi è una: le aziende sono pronte ad adottare una tecnologia così evoluta?

 

Questo articolo è stato scritto da:

Erika Buzzo

Digital Strategist, Namu srl

Gaia Gasparetto

Digital Strategist, Namu srl

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